Al Corvetto, alla scuola IC Marcello Candia di Milano, un percorso di circo-teatro e danza Hip Hop che porta arte, cultura e bellezza

Si entra in sala tre volte alla settimana. Si mangia qualcosa in fretta, si chiacchiera, si scorrono le ultime storie sui social, si commenta una partita o un videogioco. Solo dopo questo rito informale il laboratorio può davvero iniziare. Perché non si tratta di un semplice corso di teatro, ma di uno spazio di relazione e ascolto, costruito insieme alle adolescenze che abitano la scuola. Succede alla Scuola secondaria di primo grado M. Candia, una scuola del quartiere Corvetto, un territorio spesso raccontato attraverso etichette sbrigative e narrazioni riduttive. Qui, invece, si sceglie ostinatamente un’altra strada: quella di restare, di abitare la scuola e il quartiere, e di portare – insieme alla comunità educante – arte, cultura e bellezza. Il laboratorio di circo-teatro e danza Hip Hop coinvolge ragazze e ragazzi ed è parte di un lavoro più ampio condiviso con la scuola e con colleghe e colleghi di diverse realtà del Terzo Settore. Un’alleanza educativa che rifiuta la logica dell’emergenza e della stigmatizzazione e investe, con continuità, nei linguaggi artistici come strumenti di crescita e possibilità. Il percorso è realizzato anche grazie al contributo del Comune di Milano, nell’ambito del progetto “Star bene a scuola”, che sostiene interventi educativi capaci di promuovere benessere, inclusione e partecipazione all’interno dei contesti scolastici.

La programmazione c’è, ma non è mai rigida. Gli esercizi e le proposte vengono continuamente rimodulati a partire da ciò che i ragazzi portano con sé: umori, parole, silenzi, energie. È da qui che prende forma il lavoro, in un equilibrio costante tra struttura e ascolto. In questo contesto il circo diventa una potente metafora dell’adolescenza. Equilibrismo, giocoleria e clownerie parlano direttamente di un’età in cui si cerca stabilità e la si perde di continuo, si sbaglia, si riprova, ci si espone senza sapere come andrà. Nel circo – come nell’adolescenza – il rischio è parte del percorso e l’errore non è un fallimento, ma una tappa necessaria.

Accanto al circo, la danza Hip Hop introduce un altro linguaggio fondamentale: quello del corpo che prende parola. Attraverso il ritmo, il movimento e l’improvvisazione, i ragazzi sperimentano forme di espressione individuale e collettiva, allenano la presenza scenica e trovano uno spazio per raccontarsi senza bisogno di spiegarsi. La danza diventa così un terreno di confronto, appartenenza e riconoscimento. L’ascolto è il primo vero strumento di lavoro. Un ascolto che non resta sul piano educativo, ma diventa materia creativa. Dai gesti, dalle relazioni e dalle esperienze del gruppo nasce progressivamente una drammaturgia condivisa, che prende forma nel tempo e conduce alla realizzazione dello spettacolo finale. 

A fine anno scolastico andremo in scena!

La restituzione pubblica rappresenta un momento centrale del percorso, significa affrontare lo sguardo degli altri, misurarsi con la fatica, la paura e l’emozione. Ma significa anche essere riconosciuti, applauditi, legittimati. Per molti è la prima esperienza di esposizione consapevole e positiva. Durante l’anno il laboratorio lavora sul corpo, sul movimento e sulla fiducia reciproca, sviluppando coordinazione, capacità comunicative e collaborazione. Lo spettacolo conclusivo non è il risultato di una selezione, ma l’esito di un processo collettivo che valorizza le competenze di ciascuno. Ne nasce così un racconto diverso di educazione artistica e di territorio: un circo senza maschere e una danza senza giudizio, che rifiutano le etichette e affermano, con ostinazione, il diritto di portare arte, cultura e bellezza anche – e soprattutto – dove troppo spesso non ci si aspetta di trovarle.