LA SICUREZZA NON SI COSTRUISCE SOLO CON IL CONTROLLO.
Negli ultimi anni abbiamo assistito al susseguirsi di decreti e provvedimenti sulla sicurezza, all’introduzione di nuovi reati, all’inasprimento delle pene e all’ampliamento degli strumenti di controllo, anche nei confronti dei minorenni. Nel frattempo, le presenze negli Istituti penali per minorenni sono aumentate del 52,5% tra la fine del 2022 e aprile 2026. Un dato che comprende minorenni e giovani adulti e che, come evidenzia Antigone, non corrisponde a un analogo aumento della criminalità giovanile, ma risente delle modifiche introdotte nella risposta penale. Nello stesso periodo, tra il 2024 e il 2025, le risorse destinate al Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità sono diminuite del 4,5%.
È legittimo chiedersi quali siano le priorità del nostro Paese.
Lavoriamo da anni con bambine, bambini, adolescenti e giovani adulti, nelle scuole, nei quartieri, nei servizi territoriali e negli istituti penitenziari. Incontriamo ragazze e ragazzi che hanno bisogno di essere ascoltati, riconosciuti, accompagnati, che hanno bisogno di opportunità concrete, di adulti presenti, di spazi nei quali potersi esprimere, confrontare, sperimentare e costruire relazioni. Sappiamo quanto il teatro, la musica, la pedagogia Hip Hop e i linguaggi artistici possano diventare strumenti di consapevolezza, partecipazione e trasformazione. Non perché l’arte risolva ogni problema, ma perché apre possibilità che troppo spesso mancano. Non neghiamo la necessità di intervenire di fronte alla violenza e ai comportamenti che ledono i diritti degli altri. Crediamo che la risposta penale non possa, però, sostituire una politica educativa.
Ci preoccupa anche il linguaggio con cui vengono raccontate le adolescenze. Parole come maranza, baby gang, degrado diventano etichette che finiscono per identificare interi gruppi di giovani, alimentando paura e distanza. E ci preoccupa la facilità con cui, nella cronaca, vengono diffusi dettagli che rendono riconoscibili bambini e ragazzi, nonostante le tutele previste dalla Carta di Treviso. Le parole hanno conseguenze. Il diritto all’informazione deve convivere con il diritto dei minorenni alla riservatezza, alla dignità e alla possibilità di costruire il proprio futuro senza essere marchiati pubblicamente.
Chiediamo un investimento strutturale nell’educazione.
Chiediamo che scuole, istituzioni pubbliche, servizi sociali ed educativi, enti del Terzo settore e realtà culturali possano lavorare insieme, con risorse adeguate e continuità. Che ogni territorio possa offrire luoghi accessibili dove leggere, studiare, creare, fare musica, teatro, sport, discutere, approfondire e sperimentare. Che ragazze e ragazzi possano partecipare alla costruzione delle opportunità che li riguardano, invece di essere considerati soltanto destinatari di interventi decisi dagli adulti. Che le politiche educative non siano affidate esclusivamente a progetti temporanei, ma diventino una responsabilità pubblica permanente.
La sicurezza è un diritto di tutti. Anche delle ragazze e dei ragazzi. Significa poter abitare i propri quartieri, accedere alla cultura, trovare opportunità, essere ascoltati, costruire relazioni e immaginare un futuro.
Senza educazione, diritti e opportunità non si costruisce una sicurezza duratura. È questa la direzione nella quale ForMattArt lavora e continuerà a investire, insieme alle scuole, ai servizi, alle istituzioni e alle comunità che ogni giorno condividono questa responsabilità.






