Ci sono storie di chi ha commesso un reato, di chi ha attraversato il carcere, di chi sta cercando di ricostruire la propria vita; storie delle loro famiglie: madri, padri, figli, compagne e compagni che vivono una pena spesso invisibile, fatta di distanza, stigma, sensi di colpa, solitudine e relazioni da ricostruire. Raccontare queste storie significa riconoscere le persone, relazioni e comunità coinvolte. Significa comprendere che la sicurezza di una società non dipende soltanto dalla punizione, ma anche dalla capacità di prevenire, educare e accompagnare autentici percorsi di cambiamento. Per questo, dal 2016, ForMattArt lavora ininterrottamente all’interno di alcuni dei più importanti Istituti Penitenziari della Lombardia, costruendo percorsi artistici ed educativi insieme alle persone detenute e a quelle in esecuzione penale esterna. In questi anni abbiamo condiviso centinaia di ore di laboratorio, di teatro, musica, scrittura Rap, scrittura autobiografica, narrazione e produzione audiovisiva.

Non consideriamo l’arte un semplice linguaggio espressivo o ricreativo. Per noi è un dispositivo educativo capace di aprire possibilità di incontro e di trasformazione. Attraverso il teatro si sperimentano nuovi punti di vista; attraverso la scrittura autobiografica si rileggono le proprie esperienze; attraverso il Rap e la musica si trasformano emozioni e vissuti in parole condivisibili; attraverso il racconto si prova a ricostruire un’identità che non sia definita esclusivamente dal reato commesso. Attraverso questi percorsi cerchiamo di offrire uno spazio nel quale le persone possano rileggere la propria storia e riscoprire parti di sé che spesso rimangono soffocate dall’esperienza della detenzione. I linguaggi artistici diventano occasione per immaginare nuove possibilità. Parallelamente abbiamo scelto di raccontare queste esperienze anche attraverso il linguaggio audiovisivo. Negli anni abbiamo realizzato numerosi cortometraggi e documentari dedicati al carcere, alle persone detenute, ai loro familiari, agli educatori, agli operatori e ai percorsi di cambiamento che ogni giorno prendono forma, spesso lontano dai riflettori.

Non sono opere costruite per suscitare compassione né per raccontare il carcere come un luogo eccezionale. Sono strumenti culturali ed educativi che cercano di restituire complessità, dando spazio a voci che troppo spesso rimangono invisibili o vengono ridotte a stereotipi. Crediamo che il cinema e il documentario abbiano la capacità di avvicinare mondi che raramente si incontrano. Una proiezione può diventare un’occasione di dialogo nelle scuole, nei festival, nelle università, nei convegni e nei percorsi di formazione, aiutando ragazze e ragazzi, cittadini e professionisti a interrogarsi sul significato della responsabilità, della pena, della libertà, della riparazione e della possibilità di cambiare. Per noi dare voce alle persone detenute e ai loro familiari significa scegliere di ascoltare, comprendere e creare occasioni di confronto. Perché dietro ogni storia ci sono relazioni, ferite, domande e possibilità che riguardano l’intera comunità. Continueremo a lavorare in questa direzione, dentro gli istituti penitenziari e fuori per costruire ponti tra il carcere e la comunità. Perché ogni storia raccontata con rispetto può diventare un’occasione per comprendere meglio noi stessi e il mondo in cui viviamo.

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