I primi mesi del 2026 raccontano un Centro Family Coaching in movimento. Un luogo attraversato da esperienze concrete, relazioni che si costruiscono nel tempo e percorsi che prendono forma nel fare quotidiano. Al CFC, infatti, non si impara “su” qualcosa, ma dentro le esperienze: progettando, cucinando, suonando, riflettendo, prendendo parola. È in questo intreccio tra pratica, pensiero e relazione che i ragazzi e le ragazze costruiscono competenze, consapevolezza e possibilità. Un lavoro che non si misura solo nei risultati immediati, ma nelle tracce che lascia.
Dall’idea all’azione: quando i ragazzi progettano davvero
Il mese di gennaio è stato attraversato da un percorso intenso di event management, costruito come esperienza reale di progettazione condivisa. I ragazzi hanno ideato, organizzato e realizzato un evento attraversandone tutte le fasi: dalla produzione musicale e video alla comunicazione social, fino alla gestione economica. Hanno imparato a pianificare, scegliere, prendersi responsabilità. Non si è trattato di una simulazione, ma di un processo reale, in cui ogni decisione aveva un impatto concreto. Il percorso si è arricchito di momenti aperti alla comunità, tra cui laboratori artistici, esperienze di cucina condivisa e la visione del video “L’uomo cattivo”, realizzato da alcuni ragazzi del Centro. Un lavoro che ha aperto riflessioni su responsabilità, contesti e possibilità di scelta. Questo processo ha trovato una prima restituzione pubblica nel Family Event del 13 febbraio, uno spazio in cui i ragazzi hanno potuto raccontare e condividere con il territorio ciò che avevano costruito.
Quando i ragazzi entrano nelle istituzioni
Da questo percorso è nata anche un’esperienza significativa di cittadinanza attiva. Un gruppo di rappresentanti dei ragazzi e delle ragazze del Centro è stato invitato a presentare in Consiglio Comunale di Viadana il progetto di riqualificazione artistica del Palazzetto dello Sport. Un progetto nato dal lavoro condiviso tra i ragazzi del CFC e gli studenti dell’Istituto IAL, a partire da una riflessione sui valori dello sport: rispetto, impegno, inclusione, spirito di squadra. Attraverso brainstorming, elaborazione grafica e progettazione collettiva, i ragazzi hanno contribuito a immaginare una nuova identità visiva per il palazzetto, pensato come spazio simbolico per la comunità. La presentazione in Consiglio Comunale è stata molto più di un momento formale: è stata l’occasione per prendere parola nello spazio pubblico, portando il proprio sguardo dentro i processi della città.
Autonomia: imparare a prendersi cura
Nel mese di febbraio il lavoro si è spostato sulla dimensione dell’autonomia, a partire dalla quotidianità. Gestire la lavanderia, prendersi cura dei propri vestiti, organizzare la spesa: azioni semplici, ma fondamentali. Attraverso queste esperienze i ragazzi hanno costruito competenze concrete e sviluppato una maggiore consapevolezza di sé. Questo percorso ha aperto anche una riflessione sull’alimentazione, portando alla costruzione di abitudini più equilibrate e consapevoli. L’autonomia, in questo contesto, non è un obiettivo teorico, ma una pratica che si costruisce giorno dopo giorno.
Chi sono, da dove vengo, cosa porto con me
Il mese di marzo ha portato il lavoro su un piano più profondo. Attraverso il percorso della “valigia invisibile”, i ragazzi hanno esplorato la propria identità, interrogandosi su ciò che portano con sé: storie familiari, elementi culturali, esperienze, valori. È emersa un’idea di identità aperta, in movimento, fatta di intrecci e trasformazioni. Il lavoro si è sviluppato anche attraverso il corpo, grazie al laboratorio di propriocezione, che ha permesso di esplorare il modo in cui si abita lo spazio e si entra in relazione con gli altri. Parallelamente, nello spazio autonomie, si è aperto un confronto sulla dimensione spirituale. Il Ramadan è stato approfondito come esperienza che intreccia tempo, comunità e significato, generando domande profonde sulla fede, sulla difficoltà e sulla gioia.
Una tavola che diventa comunità: l’Iftar del 18 marzo
Il momento più potente di questo percorso è stato senza dubbio la grande festa dell’Iftar del 18 marzo. Sono stati i ragazzi e le ragazze stessi a volerla immaginare come una cena aperta a tutti e tutte, con il desiderio di creare uno spazio reale di incontro tra culture e religioni diverse. La risposta è stata ampia e partecipata. Le mamme hanno preparato piatti straordinari, portando in tavola sapori, tradizioni e gesti di cura. Il cibo è diventato un linguaggio comune, capace di accogliere e creare relazione. Quella sera non è stata solo una cena. È stato un momento in cui persone diverse si sono sedute allo stesso tavolo, condividendo il pasto, ascoltandosi, conoscendosi. Un’esperienza semplice e allo stesso tempo potente, che ha reso visibile una possibilità concreta:
costruire comunità a partire dall’incontro.
Musica: costruire una voce
Accanto a questi percorsi, continua il laboratorio musicale, realizzato in collaborazione con una scuola di musica del territorio. I ragazzi stanno sperimentando strumenti come chitarra, batteria e pianoforte, affiancati da un lavoro di scrittura rap che permette loro di raccontarsi in modo diretto e personale. La musica diventa così uno spazio in cui costruire fiducia, trovare una voce e mettersi in relazione con gli altri. Il percorso porterà alla performance del 25 aprile – Save The Bobby, momento in cui il lavoro prenderà forma davanti a un pubblico.
Un Centro che cresce insieme ai ragazzi
Questi tre mesi raccontano un Centro che non propone semplicemente attività, ma costruisce esperienze reali. Progettare, prendersi cura, suonare, riflettere, prendere parola, condividere una tavola: ogni gesto diventa occasione di apprendimento. È un lavoro fatto di piccoli passi, ma anche di cambiamenti profondi. Un lavoro che continua nel tempo, dentro le persone. È così che il Centro Family Coaching cresce: insieme ai ragazzi e alle ragazze che lo abitano.





























